Passavo per caso davanti al Liceo qualche giorno fa, quando voci rumorose e piene di allegria mi hanno distratto dalla telefonata che mi teneva impegnato... Erano le voci dei giovani liceali che tornavano a scuola dopo le vacanze. Una profonda ondata di nostalgia mi ha investito in quel momento e tutta una serie di ricordi mi sono affiorati alla mente. Già, perché io sono stato uno di loro fino a poco tempo fa. Per cinque anni, cinque stupendi anni, ho varcato quel vecchio cancello, letto mattina dopo mattina la famosa citazione di Sallustio e salito le quattro rampe di scale che portavano all'aula di turno, sempre, però, al secondo piano. Ancora oggi non riesco a capacitarmi che siano passati tre anni dall'ultima volta che mi sono seduto su quei banchi a due che correvamo ad accaparrarci il primo giorno di lezione, o dall'ultima volta che mi sono riscaldato al calore del termosifone di fronte alle mitiche "macchinette" che, se non sbaglio, dovrebbe ancora portare qualche traccia del passaggio mio e dei miei compagni.
E' per tutto questo che ho deciso di condividere qui i miei ricordi, perché gli anni del Liceo sono stati gli anni più belli e importanti della mia vita, perché in fondo, anche se ufficialmente sono uno studente universitario, io (ma non solo io) continuo a sentirmi un liceale...
E' tra le mura del caro e vecchio liceo, infatti, che ho consolidato vecchie amicizie e ne ho create di nuove (e altre ancora ne ho fatte finire perché non è vero che bisogna essere per forza tutti amici!), che ho appreso tanto e tanto cercato di trasmettere, che ho dato il meglio di me, ma mai il peggio...
E' tra quelle mura, soprattutto, che ho incontrato dei Maestri che non smetterò mai di ricordare e ringraziare: la professoressa M., autorevole e mai autoritaria, che mi ha insegnato l'importanza di seguire le proprie passioni e vivere di quelle; la professoressa B., con la sua scrupolosità infinita, che ha sempre creduto in me; il professor P., con il suo humour sottile, che è diventato un amico al quale non finirò mai di dire grazie; la professoressa M. che ci ha fatto capire come, anche con due ore alla settimana, si possano raggiungere grandi risultati; la professoressa F., con il sorriso (quasi) sempre sulle labbra, che è riuscita a farmi piacere anche Verga e mi ha fatto emozionare leggendo Foscolo e Leopardi; la professoressa B. che, tra ospedali ed oculisti, si è rivelata una saggia ascoltatrice e consigliera, senza mai perdere di vista quell'invisibile linea che separa, giustamente, docenti e studenti. Un grazie a tutti loro, ma anche agli altri che non ho ricordato e che, comunque, hanno segnato il mio percorso (grazie anche a lei, professoressa B., e non se la prenda... semplicemente la Matematica non è nel destino!).
Ora che ho finito, posso scrivere tutto questo e consigliare ai giovani ragazzi che ancora al liceo studiano di vivere appieno questi anni, assaporare ogni momento e, soprattutto, lasciarsi alle spalle tutti gli episodi che possono portare a odiare questa scuola e, in futuro, annebbiare i ricordi di una fase della vita fondamentale come questa. Credetemi, non ne vale la pena.
E, infine, un piccolo suggerimento (se posso) anche ai professori: cercate di instaurare dei buoni rapporti con i vostri studenti, perché a volte una parola, un sorriso al momento giusto, è molto più efficace di una conoscenza infinita che, però, non trasmette emozioni.
Cristiano